tarassaco
Descrizione
Il tarassaco, detto anche dente di leone, è un’erba spontanea dal sapore amarognolo e fresco, molto usata nelle cucine di campagna. In cucina si consuma sia crudo sia cotto: le foglie giovani sono ottime in insalata con uova sode, patate e un filo d’olio, mentre quelle più mature rendono bene saltate in padella con aglio o cipolla, come contorno. È perfetto per frittate, ripieni di torte salate e paste rustiche, e può arricchire minestre e zuppe di legumi. Sbollentato e poi ripassato, perde parte dell’amaro e diventa più morbido. Si abbina bene con formaggi saporiti, pancetta e acciughe, che ne bilanciano il gusto. In cucina quotidiana, il tarassaco porta carattere e un tocco “selvatico” ai piatti, soprattutto in primavera. Prima dell’uso va lavato con cura, eliminando terra e parti dure. Se lo raccogli, evita aree trattate o vicino a strade trafficate. Servilo con limone o aceto per esaltare la nota fresca. È un ingrediente semplice che sa di prato e tradizione.
Come sceglierlo e conservarlo
Scegli tarassaco con foglie verdi e turgide, senza ingiallimenti o parti appassite. Conservalo in frigorifero nel cassetto delle verdure, avvolto in carta assorbente leggermente umida e chiuso in sacchetto forato, per 2-3 giorni. Non lavarlo prima di riporlo: l’umidità eccessiva accelera il deterioramento. Lava accuratamente solo al momento dell’uso, cambiando più volte l’acqua. Se vuoi prepararlo in anticipo, puoi sbollentarlo 2-3 minuti, raffreddarlo, strizzarlo bene e conservarlo in contenitore per 24 ore, pronto da ripassare in padella. Il congelamento è possibile solo dopo sbollentatura, ma la consistenza diventa più morbida e si presta meglio a zuppe e ripieni. Se emana odori sgradevoli o diventa viscido, scarta.
Curiosità
Il tarassaco è una delle erbe più riconoscibili nelle campagne italiane, e la raccolta primaverile è stata a lungo un rito familiare: passeggiate nei prati e cestino alla mano. È curioso come ogni zona abbia un nome diverso, ma l’uso resti simile: insalate amare, contorni ripassati e frittate rustiche. Nelle cucine del Nord, spesso entra nelle minestre e nei ripieni, mentre in molte regioni si serve con uova e pancetta per bilanciare l’amaro. I fiori gialli e i “soffioni” fanno parte della memoria di tanti bambini, che soffiavano i semi come gioco. In alcune tradizioni, il tarassaco era considerato un simbolo di primavera e di depurazione, e compariva a tavola quando la natura “ripartiva”. Oggi torna di moda anche nei ristoranti che valorizzano le erbe spontanee, perché porta un gusto autentico e territoriale. Il tarassaco racconta un’Italia che sa riconoscere e cucinare ciò che cresce spontaneo, trasformando un’erba di prato in piatto di carattere.
