seitan
Descrizione
Il seitan è un alimento ottenuto dal glutine del frumento, dalla consistenza soda e “carnosa”, molto usato come alternativa vegetale alle proteine animali. In cucina si taglia a fette o striscioline e si rosola in padella con erbe aromatiche, oppure si stufa in umido con salsa di pomodoro e verdure. È ottimo alla piastra, in spezzatini, arrosti vegetali e ragù, perché assorbe bene marinature e condimenti. Il segreto è insaporirlo: marinature con salsa di soia, limone, aglio e spezie lo rendono più ricco. Puoi usarlo anche in panini e piadine, saltato con cipolle e peperoni, o in insalate tiepide. Se è già cotto, basta scaldarlo e rifinirlo; se è fresco, va cotto e poi rosolato. In cucina italiana “fusion”, funziona con sughi di funghi e vino rosso, oppure con capperi e olive per un gusto mediterraneo. Taglialo controfibra per una masticazione più piacevole e non cuocerlo troppo a lungo: rischia di diventare gommoso. È un ingrediente pratico per piatti veloci e saporiti, soprattutto se prepari porzioni da conservare. Si abbina bene a purè, verza e cereali come farro e miglio.
Come sceglierlo e conservarlo
Scegli seitan con colore uniforme e odore neutro, evitando confezioni gonfie o con liquido torbido. Se è confezionato sottovuoto, conservalo in frigo e rispetta la data indicata. Una volta aperto, tienilo in contenitore ermetico coperto con il suo liquido o con un po' di brodo leggero, e consumalo entro 2-3 giorni. Se lo compri fresco dal banco, chiedi la data di produzione e riponilo subito in frigo. Puoi congelarlo in porzioni: avvolgilo bene e congela fino a 2 mesi; scongela lentamente in frigo per mantenere consistenza. Se vuoi più praticità, puoi rosolarlo e poi congelare: in padella torna saporito in pochi minuti. Evita di lasciarlo a temperatura ambiente a lungo. Se sviluppa odore acido, viscosità o macchie, scarta. Per non farlo seccare, non conservarlo “a secco” in frigo: tende a indurirsi.
Curiosità
In Italia il seitan è diventato popolare soprattutto dagli anni Novanta, con la crescita dei ristoranti vegetariani e delle botteghe di alimentazione naturale. Molti lo hanno adottato perché si presta a ricette “italiane” classiche: spezzatino, scaloppine, ragù e arrosti, replicando gesti familiari con un ingrediente vegetale. Nelle grandi città, i primi laboratori artigianali hanno iniziato a produrlo fresco, spesso aromatizzato con erbe e brodo, e da lì è entrato nelle cucine domestiche. Oggi è comune anche nei supermercati, segno di una dispensa italiana più aperta alle alternative. In alcune sagre e menu moderni compare in versioni creative, come “porchetta” vegetale o involtini alla pizzaiola, dimostrando quanto sia duttile. La curiosità è che il suo sapore di base è neutro: è la cucina, con marinature e rosolature, a dargli identità. Questo lo rende perfetto per interpretazioni regionali: con capperi e olive al Sud, con funghi e vino rosso al Nord. È un esempio di come la tradizione italiana sappia adattarsi: cambiano gli ingredienti, ma restano tecniche e convivialità. Per molti è diventato il “jolly” proteico per pranzi veloci e piatti unici.
