Vorrei intanto ringraziare voi tutti dell'attenzione, forse eccessiva, che date alle cose che scrivo. Ve ne sono grato e apprezzo qualsiasi commento, suggerimento o critica perché nella vita si può sempre imparare in ogni campo, anche in quelli nei quali ci si crede più preparati.
Per quanto riguarda i punti sottolineati da "Biblioteq", mi permetto di fare alcune ulteriori precisazioni, sperado che non siano considerate polemiche ma filosofici tentativi di approssimazione al vero (che è lo scopo reale della scienza) e anche un modo per stimolare l'interesse di un gran numero di consumatori su argomenti sui quali poi, magari, anche le Case produttrici saranno costrette a "riflettere".
Cominciamo con i nomi: una volta che è appurato che per teina e caffeina intendiamo l'alcaloide 1,3,7 - trimetil xantina, non c'é alcun problema, potremmo chiamarla anche Giuseppe. Come giustamente dice Biblioteq, la differenza dei nomi dipende solo dal fatto che chi la individuò nel tè pensava fosse una molecola diversa da quella presente nel caffè, non osando credere che la stessa molecola potesse ritrovarsi in piante non solo tanto differenti da un punto di vista botanico ma anche caratteristiche di luoghi così lontani fra loro (l'Asia e l'Africa!). Ma aveva torto: si trattava proprio della stessa molecola. Se a me piace di più chiamarla caffeina e non teina, è solo un vezzo professionale, visto che in letteratura scientifica si preferisce definirla caffeina e non teina. Ma, insomma, l'importante è capirsi...
Veniamo alla seconda questione, quella del cloruro di metilene.
Questa sostanza è stata definita dallo IARC cancerogeno di tipo 2, nel senso che è dimostrato che provoca alcune forme di cancro in animali, non è invece (ancora) dimostrato che faccia altrettanto nell'uomo e per questo è stata definita come potenzialmente cancerogena (ovvero cancerogeno di categoria 2).
Inoltre essa è anche tossica per ingestione e per contatto (irritante). I vapori, inoltre, causano stati di confusione mentale.
C'è sicuramente poco da scherzare, anche se in genere l'esposizione rischiosa a questo prodotto è tipica dei lavoratori delle industrie che lo utilizzano. In realtà, tuttavia, va detto che se ne trova una certa quantità nell'aria delle comuni abitazioni (pochi sano che l'aria che respiriamo nelle nostre case è spesso più inquinata di quella che si respira inmezzo al traffico!) a causa del suo rilascio da parte di sostanze di utilizzo comune (per esempio gli sverniciatori). Ma non voglio andare fuori tema...
Essendo un ottimo solvente di prodotti organici, il cloruro di metilene può essere usato per l'estrazione della caffeina dai chicchi di caffè o dalle foglioline del tè. Un tempo si usava benzina rettificata o anche il benzene (cancerogeno di classe 1, ovvero sicuramente cancerogeno per l'uomo).
Oggi, tuttavia, le industrie più moderne utilizzano altri sistemi di estrazione della caffeina: estrazione ad acqua satura ed estrazione con anidride carbonica allo stato critico. Metodi che non lasciano residui nei prodotti finiti e sono anche più selettive nei confronti della caffeina.
Una forte attenzione dei consumatori sulla questione potrebbe indurre alcune aziende che usano ancora i vecchi metodi al solvente a passare ai nuovi, tra l'altro ormai ampiamente diffusi. Speriamo di contribuire alla causa!
Per quanto riguarda la dose limite sotto cui non c'è più alcun rischio, occorre fare una considerazione: se questo criterio è senz'altro valido nel caso della tossicità (qualunque sostanza è tossica -anche l'acqua o il comune sale da cucica- ma esplica la sua pericolosità solo oltre un certo limite detto dose di rischio) tanto che sarebbe assurdo non considerarlo (sarebbe come se uno non bevesse acqua perché oltre un certo limite anche l'acqua diventa tossica!), nel caso dei cancerogeni questo criterio non è considerato valido da tutti.
Alcuni, per esempio, ritengono che nel caso dei cancerogeni (visto che l'attività cancerogenica può essere innescata anche da poche molecole) occorra definire come dosaggio minimo consentito quello di rivelabilità strumentale della sostanza. Come a dire: finché lo vedo, lo evito. E' anche vero che 10 ppm sono davvero una dose molto piccola (10 ppm di italiani sono circa 500 persone), inferiore al dosaggio di molti inquinanti ambientali che siamo costretti a ingurgitare o respirare quotidianamente, ma questo non significa granchè e "puzza" lontano un miglio di interesse economico...
Il metodo della seconda infusione. Sono molti a farmi questa domanda. Non sapevo di (e sicuramente non volevo) toccare un tasto che appare così sensibile. Ma siccome sono un seguace dell'inseguimento continuo della verità, non mi sottraggo alla discussione.
Io personalmente non sono d'accordo sulla seconda infusione come metodi per decaffeinizzare il tè e avere, nel contempo un buon tè. Vedo di spiegarmi meglio.
Quando si fa un infuso vegetale, come nel caso della preparazione del tè, le varie sostanze si sciolgono a seconda della loro solubilità: quelle più solubili si sciolgono prima, quelle meno solubili si sciolgono dopo. Nel tè nero, per esempio, abbiamo moltissimi composti ma possiamo indicarne alcuni tipi per semplicità: caffeina, teorubigine (sostanze responsabili del colore rosso dell'infuso) e teoflavine (sostanze responsabili dell'aroma tipico dei tè neri) oltre a un gran numero di polifenoli primari o catechine (meno che nei verdi per il semplice motivo, come detto, che esse si trasformano, con la fermentazione in teorubigine e teoflavine).
Succede così che nel primo infuso avremo un rapporto di queste sostanze fortemente differente da quello che si ritroverà nel secondo infuso (con sicuramente meno teoribigine, tant'è vero che il tè è meno colorato e fra queste ce ne saranno alcune del tutto assenti, altre in proporzione maggiore di prima), nel terzo e così via. E questo significa che colore, aroma e sapore dei vari infusi saranno differenti e non solo perché gli infusi successivi hanno meno sostanze in assoluto, ma perché il loro rapporto relativo è differente. Questo spiega l'arte orientale di bere più infusioni una dopo l'altra: è come, in un certo senso, cambiare ogni volta tè, in quanto ogni volta cambia il rapporto realativo delle sostanze disciolte e quindi sapore, colore, aroma. Essendo un fatto di gusti è impossibile definire regole... anche qui l'importante è intendersi.... Importante è non credere, però, che un tè di seconda infusione contenga meno caffeina e tutte le altre sostanze nella stessa proporzione della prima infusione, sarebbe un errore madornale: si tratta proprio di un altro infuso. Sono certo che il collega Wolke, di Pittsburgh, concorderebbe, magari davanti a una buona tazza di tè....
E veniamo all'ultimo punto, quello che più mi sta a cuore e che vedo appassionare (giustamente!!!) anche Biblioteq: la teanina.
Si tratta di un aminoacido contenuto nelle foglie del tè dalle interessantissime proprietà, anche di tipo neurologico, in particolare ansiolitico.
Se ne sa ancora poco e sono certo che il tempo (e gli studi!) proverà che l'effetto rilassante del tè, noto ai suoi tanti estimatori, sarà attribuito a questa sostanza. E' bellissimo che se ne parli anche al di fuori dell'ambiente accademico, ma facciamo attenzione a non fare confusione. Le interazioni della teanina con la caffeina sono di tipo biologico, nel senso che l'effetto della teanina sembrerebbe contrastare quello neurostimolante della caffeina ma non sono di tipo chimico, nel senso che non ci sono interazioni dirette fra le molecole di caffeina e quelle di teanina. Nel caso dei polifenoli, invece, le interazioni con la caffeina sono di tipo chimico, nel senso che le molecole dei polifenoli "intrappolano" letteralmente quelle della caffeina (spesso come un segnalibro in un libro) rendendone più difficoltosa la liberazione e, di conseguenza, l'effetto biologico di neurostimolazione.
Odio oddio, spero di non aver reso le cose troppo complicate!!! Se sì, perdonatemi, vuol dire che la prossima volta vi offrirò una buona tazza di tè assieme per farmi perdonare.
Davvero cordialmente,
gianluigi